Generazioni di medici, ginecologi, ostetriche, neonatologi, infermieri, hanno studiato e continuano a formarsi su libri che insegnano i tre stadi del parto, di cui l’ultimo è la nascita della placenta. Questi tre stadi sono stati studiati come propedeutici l’uno all’inizio del successivo: in fisiologia la dilatazione è propedeutica all’espulsione del bambino e solo dopo che il bambino è nato è opportuno che nasca la placenta.
La visione comune dei tempi del parto
Ogni fase è necessaria e preliminare affinché la successiva avvenga in salute.
Può accadere che il secondo tempo inizi prima della fine del primo: avviene quando il bambino preme e rischia di lacerare il collo dell’utero materno, se lacera la bocca uterina per nascere, evenienza associata a parti precipitosi, possiamo ritenerla una nascita non fisiologica, ci sarà bisogno di assistenza all’emorragia e dell’intervento medico per suturare il collo uterino.
Può accadere che la placenta si stacchi prima della nascita (o in concomitanza con la nascita) del bambino, ma anche questa è un’evenienza rara e perniciosa che si distanzia dalla fisiologia e mette a rischio entrambi, madre e bambino.
Purtroppo la definizione del parto in tre tempi si è persa totalmente un intero tempo della nascita: l’incontro. Il bias sta in questa dimenticanza.

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